Un altro anno.

E’ una strana età la mia. Un’età in cui non ci si sente vecchi ma ci si rende conto di non essere più giovani. Un’età in cui si cominciano a tirare somme, si mettono i puntini sulle “i”, si chiudono parentesi e, perché no, ci si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Ho lasciato la montagna da un paio d’ore, e con lei mia moglie, la mia famiglia, i miei amici, ciò per cui vale la pena vivere.

Ma il dovere chiama e io rispondo. Ho trascorso delle feste serene, circondato dai miei cari. Ho trascorso serate che non avrei pensato di poter vivere ancora. Ho riso come non facevo da tempo. Poi questa sera sono salito in auto, ho imboccato la statale avvolto da un paesaggio bucolico. I prati coperti di neve appena visibili nel fascio di luce dei fari che fendevano la nebbia. I primi accordi di One Last Breathe dei Creed sono stati come una scarica elettrica, hanno attraversato la pelle, i muscoli, i centri nervosi per arrivare dritti al cuore e al cervello. “Sono a sei passi dal baratro e sto pensando che, forse, sei passi non sono poi molto”. Quando devo allontanarmi dalla vita che amo, quando il disagio, il senso di vuoto, aleggiano nell’abitacolo dell’auto, questa canzone comincia a suonare, quasi la radio mi leggesse nell’anima. Sono pensieri insensati, lo so bene, ma perché non illudersi che sia così? D’altra parte a cosa servono le parole di una canzone se non a rispecchiare uno stato d’animo, a farle proprie e adattarle al momento.

A Milano le strade sono quasi deserte, qualche addobbo natalizio adorna ancora finestre e balconi, le luminarie installate dal comune, per le feste, cercano regalare gli ultimi sprazzi gioiosi delle feste appena passate senza riuscirci, almeno per me. La cassetta della posta, colma di bollette, pubblicità e biglietti di auguri, mi riporta alla routine. Un altro anno è iniziato, come tanti altri, carico di desideri e speranze destinati ad infrangersi contro le abitudini. “Ma ancora io credo che ci sia qualcosa rimasto per me” dice la canzone, e allora perché non crederci e continuare a sperare che il domani possa essere migliore.

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Una risposta a "Un altro anno."

  1. ombreflessuose 5 gennaio 2016 / 10:02

    Non pensiamo al domani: fatica sprecata
    Proviamo a vivere l’ oggi nel migliore dei modi.
    Poi,se Dio o il Destino vorrà, penseremo al domani
    Buon Anno con sorriso
    Mistral

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