Un DART per deviare Dimorphos

© NASA/Johns Hopkins APL/Steve Gribben

Riuscirà a centrare il bersaglio tra undici mesi?

Nella notte di Martedì 23 Novembre è partita Dart (Double Asteroid Redirection Test), la prima missione che ha l’obiettivo di tentare di deviare un asteroide.

Lanciata dalla base di Vandenberg in California a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX, inizierà il suo lungo viaggio di oltre 10 milioni di chilometri e, appunto, tra 11 mesi tenterà di colpire e deviare la traiettoria di Dimorphos, un asteroide di 170 metri di diametro che ruota attorno a Didymos, un asteroide più grande. Il programma Dart (Double Asteroid Redirection Test) sarà un banco di prova per valutare la capacità di deviare un asteroide potenzialmente pericoloso. “È un impatto intenzionale di un veicolo spaziale contro una roccia”, ha detto Thomas Zurbuchen, amministratore associato della NASA per la direzione della missione scientifica. “Quello che stiamo cercando di imparare è come deviare una minaccia”.

© NASA/Johns Hopkins APL/Steve Gribben

A bordo ci sarà anche un microsatellite ‘fotoreporter’ di produzione italiana – LiciaCube – che dovrà filmare l’impatto per valutarne la riuscita. LiciaCube (acronimo di Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids) è stato realizzato dall’azienda di Torino Argotec, in collaborazione e con il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Il microsatellite, un gioiello tecnologico grande solo come una scatola di scarpe e del peso di circa 13 chilogrammi, è il primo costruito nel nostro Paese ad affrontare un viaggio nello spazio profondo. Dieci giorni prima dell’impatto, LiciaCube verrà rilasciata nello spazio e si avvicinerà, in navigazione autonoma, al sistema dei due asteroidi mantenendo una distanza di sicurezza di circa 50 km pronta a svolgere il suo compito: fotografare e acquisire i dati dell’impatto per verificare se l’asteroide devierà la sua traiettoria.

Dart sarà quindi il primo test, in scala reale, della tecnica di impatto cinetico a scopo di Difesa Planetaria per la salvaguardia della Terra, qualora in futuro si creino situazioni di pericolo causate da oggetti celesti che intersecano l’orbita terrestre. Durante il suo viaggio la sonda sarà accelerata da un mix di motori a propulsione ‘tradizionale’ e da innovativi propulsori a ioni per impattare l’asteroide a una velocità di 21mila Km/h. Si stima che l’urto produrrà una variazione quasi impercettibile della velocità dell’asteroide di appena 0.4 millimetri al secondo, ma che nel corso del tempo si tradurrà in un’importante modifica dalla traiettoria iniziale.

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