Come un film

A volte capita… capita di tornare in un luogo non frequentato da tempo, legato a ricordi dell’infanzia, a situazioni speciali del nostro passato. Ed è strano ciò che accade. Diventiamo registi di un film che verrà proiettato solo nella nostra mente.

La voglia di rivedere i posti, i volti che i nostri ricordi fanno scorrere come fotogrammi davanti ai nostri occhi, l’aspettativa di rivivere “quei momenti”, quelli che in quel preciso luogo abbiamo vissuto, ci fanno desiderare l’arrivo e movimentano il nostro sonno nelle notti che lo precedono. E’ un po’ come se i ricordi fossero il trailer di un film che aspettavamo di vedere da tempo e, prima di sederci in sala su immaginarie poltroncine, trepidassimo nell’attesa dell’inizio della proiezione, dello scorrere sul grande schermo delle immagini già viste e dell’ignoto seguito.

Il seguito, la realtà, sono ben diversi. Scoprire che tutto è cambiato, o quasi, tanto quanto è il tempo che è passato dall’ultima volta, spesso ci lascia confusi, disorientati. La grande spiaggia dove giocavamo con paletta e secchiello è diventata una lingua di sabbia dove la gente si accalca. I boschi e i torrenti di montagna dove da bambini, come acerbi Tom Sawyer, ci tuffavamo in fantastiche avventure dietro casa, sono stati sostituiti da nuovi edifici che lasciano poco spazio alla fantasia. Il volto dell’amico d’infanzia su cui è comparsa qualche ruga, per quanto appena accennata, è l’inconfutabile prova dell’incedere del tempo, che sappiamo riguardare anche noi.

Non c’è sorpresa in fondo, si ritorna semplicemente con i piedi per terra, perché anche a casa nostra “là dove c’era l’erba, c’è una città”. Anche ripartire è diverso, magari con un po’ della stessa malinconia di allora, ma il finale del nostro film lascia ciascuno di noi con un sapore differente in bocca: amaro per chi rimane deluso; insipido per chi “quel passato è passato” e non sa che farsene; e dolce per i più fortunati, quelli che sono riusciti a risvegliare le sensazioni del tempo che fu. Quelli che hanno saputo cogliere e rivivere l’essenza del momento. Quelli in grado di ricostruire l’alchimia di quei ricordi con gli ingredienti che ancora esistono e surrogare quelli che non ci sono più con il cuore. Quelli capaci di sentire sulle labbra il sapore del primo bacio, di ricordare il calore di un abbraccio o la tristezza di un addio. Quelli che sanno che ciò che è perso lo ritroveranno, magari altrove. Quelli per cui c’è sempre un lieto fine prima che appaia la scritta “The end”.

BorgioVerezzi2

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