Trofeo Kinder, cronaca di un match

Trofeo Kinder
Photo courtesy, Kinder

Se la gente potesse sentire quello che ci dicono i coach, capirebbe che il tennis è molto più che colpire una palla (cit. Andrè Agassi).

Finalmente, dopo 4 giorni dalla prima partita vinta 6-1, 6-2 contro un avversario ancora alle prime armi, Nadalnico scende nuovamente in campo per giocare il suo secondo turno del trofeo Kinder al Master Tennis di Milano.

Nel tennis, sulla carta niente è facile, figuriamoci sul campo quando intervengono le emozioni e gli schemi di gioco che ti eri studiato mentalmente saltano, svaniscono. L’avversario è classificato 4.4, lui è un 4.5 ma, dopo le diverse sconfitte in precedenti tornei, questa classifica, non ancora aggiornata dalla federazione, non ha molto senso. E’ solo un numero con un decimale, niente di più.

Questa volta, però, già nel riscaldamento il tutto sembra prendere una piega diversa,  si intravede un giocatore diverso, i colpi entrano, tutti, a rete una volè via l’altra, i servizi di prova sono delle mine, ma poi pensi che sarà come sempre, in partita interviene il braccino e…

Il primo turno di servizio della partita è proprio di Nadalnico che comincia a scambiare come non giocava in partita da tanto tempo, forse da sempre. Solo che in un tutto questo tempo di miglioramenti tecnici ne sono stati fatti…eccome! Ora è solo una questione di testa che, nel tennis, forse è tutto. E così va subito sull’1-0, seguito immediatamente da un break che il suo avversario gli concede.

I dritti in top spin sono tutti molto profondi ed i rovesci ad una mano e a tutto braccio entrano perfettamente nel rettangolo di gioco, prima a destra, poi a sinistra nel tentativo di far ballare l’avversario che comunque risponde bene ed anche forte. E’ concentratissimo, ad ogni cambio di campo non guarda più verso di noi per cercare un cenno, un gesto, un segno di incoraggiamento, forse non serve, forse ha trovato la strada giusta. Forse l’aver perso 6-0 6-0 il giorno prima nel campionato regionale a squadre contro un avversario decisamente forte, deve averlo destabilizzato, ma stavolta in positivo.

L’assalto alla metà campo dell’avversario continua, cerca in tutti i modi di spezzargli il gioco con palle corte, seguite da dritti incrociati profondi e rovesci in back a fil di rete, per di più, sul suo rovescio che, il giorno dopo, mi dice di essersi accorto fosse debole. Il 4-1 in favore di Nadalnico è inevitabile, il primo set finisce sul 6-1 in meno di mezz’ora e, proprio come i pro, chiede il permesso per andare in bagno, passandoci davanti senza neanche degnarci di uno sguardo.

Il match riprende, la concentrazione è massima, l’avversario è spiazzato, si percepisce che i nervi cominciano a saltare, risponde a pallate ma nove palline su dieci si infilano almeno un metro oltre la linea di fondo campo. E’ inebetito, si distrae, forse qualcuno gli aveva pure anticipato che avrebbe incontrato un 4.5 falso che nelle ultime partite non aveva mai concluso un gran che; oggi l’avversario ha di fronte un tennista completamente diverso.

Sul 4-2 nel secondo set a favore di Nadalnico sembra esserci un guizzo da parte dell’avversario, forse agevolato da un attimo di rilassatezza dell’altro e sul 30-15 servizio per l’avversario, dopo uno scambio prolungato, Nadalnico gioca un recupero steccato con la palla che rimbalza appena al di là della rete, l’avversario corre e con un ultimo balzo riesce a sollevare quella pallina a pochi centimetri dal terreno e piazzarla nell’angolo estremo sinistro del campo aggiudicandosi il punto ma finendo con tutto il corpo contro la rete. E’ invasione e le regole sono chiare, è un 30 pari e non 40-15 come poi accadrà, perchè in questi tornei U12 i giocatori devono autogestirsi, non c’è un giudice arbitro, le decisioni vanno prese di comune accordo o, meglio, cercando di far valere il proprio giudizio sulla contestazione.

Si va sul 4-3, gli ultimi due punti potrebbero avere irritato Nadalnico che, al contrario, dimentica, resetta, si riprende e il match prosegue quasi a senso unico con un avversario ormai fuori di sè, non riesce più ad infilare un dritto, un rovescio. Per non parlare dei doppi falli, troppi! In un attimo si va sul 5-3, noi siamo increduli, sembra un sogno, un ultimo tentativo dell’avversario sul primo match point per Nadalnico che si trasforma così in un 40-30. Si soffre ancora, tanto, un servizio potente di prima, l’avversario risponde forte ma la palla non resta in campo, venti centimetri nel corridoio. E’ larga.

Un urlo, un boato, è finita, 6-1 6-3 il risultato finale, il 4.4 è eliminato dal torneo, esce dal campo addirittura in lacrime, non riesce a capacitarsi di quello che in un’ora scarsa di gioco sia successo. Per Nadalnico, un match giocato al top, scambiando il più possibile, aspettando il momento giusto per sferrare il colpo giusto, il colpo vincente. Erano sei mesi che non lo vedevamo giocare così, forse così come oggi, in partita, non ha veramente mai giocato.

Nadalnico è al settimo cielo, noi di più!

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