(In)affidabilità

Dopo il tentativo del 2 Maggio di salire finalmente in sella, abbandonato poi per un inconveniente tecnico, sembra proprio che Sabato 16 Maggio sia la volta buona. La Laverda LZ125, la moto di quando ero sedicenne, è pronta per il primo giro dell’isolato.

Un colpo di pedivella, il motore parte al volo, e il suono inconfondibile del motore Zundapp a due tempi, per di più con il finale di scarico aperto, si fa sentire in tutta la sua “potenza” dei diciassette cavalli circa.

Sono quasi trent’anni che non la guido, forse è il caso di andarci piano all’inizio, il cambio dall’ampio leveraggio tra un rapporto e l’altro porta a sfollate mitiche e, con la frizione che stacca subito, potrei piantarmi e fare una figura barbina al primo semaforo. Ingrano la prima, tengo il motore leggermente su di giri, e sfriziono quel che basta per partire. Inizio a percorrere Via wpid-studio_20150518_094214.jpgSardegna ed ovviamente, inserita la seconda, mi faccio prendere la mano spalancando il gas. La sento subito nuovamente mia, come se l’avessi guidata fino alla sera prima, il motore sale di giri, lo scarico si fa sentire ed è talmente rumorosa che scorgo subito i primi passanti voltarsi immaginando il passaggio dell’ennesima Harley Davidson. Il sound, però, è diverso e sicuramente il cinquantenne appassionato di moto non potrà non capire che si tratta del mitico motore Zundapp.

E’ ora di pranzo e decidiamo così (sì, al plurale, accompagnato in staffetta da mio fratello Andrea, motociclista da una vita, in sella ad una Honda CBR600F con qualche decina di migliaia di km sul motore) di fare una brevissima sosta all’ex Bar Giotto, un panino veloce, perché la voglia di tornare in sella per dirigerci verso Abbiategrasso percorrendo il Naviglio Grande è immensa.

Dopo il temporalone della sera precedente, la giornata è bellissima, tersa, e il sole comincia a scaldare. Piazza Conciliazione, Viale di Porta Vercellina, Viale Papiniano, Porta Genova, e via a destra sull’Alzaia Naviglio Grande. Prima, seconda, terza, quarta col motore a 6000 giri che, wpid-studio_20150518_095018.jpgper scheda tecnica, sviluppa la sua massima potenza a 7500 anche se la zona rossa sul contagiri è fissata a 9000 giri ma che le prime volte, dopo ventidue anni di fermo, conviene tenerlo tranquillo. Le pianure milanesi si distendono lungo il Naviglio che percorriamo tenendolo alla nostra sinistra, incrociando ciclisti e runners sulle piste e i sentieri a lato strada, ormai diventata provinciale Vigevanese. Finalmente mi gusto quel connubio uomo-moto, che non ha alcun paragone col viaggiare su uno scooter, che tanto ho aspettato e desiderato.

Poco prima di Gaggiano ci scambiamo le moto, Andrea desidera fortemente riprovare quella fantastica “bimba” da lui portata per tre anni come quarta guida, mentre Nicolò, prima passeggero sul CBR e poi sul Laverda, si gusta appieno questo momento a lui nuovo. Ed io sul CBR che riscopro dopo tantissimi anni in tutta la potenza dei suoi 106 cavalli alla ruota e la fluidità e la maneggevolezza che lo contraddistinguono.

Dopo una decina di Km, risalgo sul Laverda e, nel turbinio di aria che passa attraverso i nostri caschi, Nicolò mi dice di voler scattare qualche foto per immortalare la prima nuova avventura del centoventicinque che tra l’inizio degli anni 80 e la fine dei 90 ha percorso migliaia di km.

Ok Popo, cerchiamo un bello spiazzo a fianco del Naviglio che ci farà da sfondo, non prima, però, di avere scaldato ulteriormente le gomme e ad aver iniziato a slegare il motore dopo tantissimi anni di letargo.

Ci fermiamo ad una rotatoria poco prima di entrare in Abbiategrasso e decidiamo di fare dietro front, sono le tre e mezza e per le cinque dobbiamo essere a Bergamo, ma questa volta in macchina. Sulla via del ritorno, poco prima di Gaggiano, costeggiando il Naviglio ora sulla destra, sento attraverso la manopola del gas che la moto non riesce a tenere la quinta, zoppica, scende di giri e di velocità, continuo a scalare in quarta per risalire poi in quinta. Niente da fare, i buchi aumentano e, nel momento in cui decidiamo di fermarci per scattare le foto tanto desiderate da padre e figlio, il motore ci molla e non riparte più.

4 risposte a "(In)affidabilità"

  1. Mario Garlasco 27 marzo 2018 / 19:55

    Molto bella . Sto restaurando anche io una moto identica . Mi trovo in difficoltà a trovare un filtro aria . mi potresti dire dove è possibile trovarlo ?

    • Matteo 27 marzo 2018 / 20:33

      Autoricambi, filtro dell’aria della Mini di una volta. E nn sto scherzando!

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